LIGHTNESS

un film di Francesco Fei

 

Lightness - un film di Francesco Fei

 

 

LIGHTNESS (22″)
Un film di Francesco Fei
 
Regia, camera, fotografia, montaggio FRANCESCO FEI
 
Da un progetto di SERGIO RISALITI e GIOVANNA BERNARDINI
 
Soggetto FRANCESCO FEI e SERGIO RISALITI
 
Musica NAOMI BERRILL
Audio e sound mix: MASSIMO FRATICELLI
Colorist LUCA PARMA
 
Produzione TAKEWAYGALLERY
 
Con il patrocinio di REGIONE TOSCANA e COMUNE DI CARRARA
 
In collaborazione con TOSCANA FILM COMMISSION
 
Produzione esecutiva APNEA FILM
 
Location: Cava La Piana, Cava Amministrazione, Cava Gioia, Cava Galleria, Laboratorio Nicoli, Laboratorio Cava Michelangelo
Si ringrazia: Luciano Massari e Stefania Ippoliti

 

 

 

PROIEZIONI:
 

FUORI-EXPO REGIONE TOSCANA
Milano, Chiostri Umanitaria
30 maggio 2015
 
la gallery su Repubblica »
 

MICHELANGIOLESCA 2015
Firenze, San Lorenzo
14 luglio 2015
 

50 GIORNI 2015 e LO SCHERMO DELL’ARTE FILM FESTIVAL
Firenze, Spezio Alfieri
22 novembre 2015
 

TAG Tevere Art Gallery
A CURA DI TAKEAWAYGALLERY

Roma Via di Santa Passera 25
3 marzo 2018
 

L’invito »
 

 

Il soggetto del video è il marmo scavato sulle montagne in provincia di Carrara, le Alpi Apuane. Ne sono coprotagonisti le pareti rocciose, il bianco riverbero, la lavorazione, le moderne tecnologie e le sapienti mani; la vertigine e il silenzio, i precipizi e il suono metallico delle macchine. La memoria culturale, i paradigmi estetici della ‘pietra alpestre e dura’, del territorio, del paesaggio dalla cima delle montagne alla linea d’orizzonte del mare.

 

LIGHTNESS non è un vero e proprio documentario, non solo. È un percorso visivo ed emozionale, con un linguaggio da film d’arte, un racconto per immagini. E’ la macchina da presa, nell’unione con i suoni, talvolta con le parole colte dalla realtà, la musica, a creare il tessuto emozionale e narrativo. Il sonoro evidenzia atmosfere caratteristiche: dal rumore dell’estrazione, al silenzio del marmo pronto per essere spedito e/o lavorato. Naomi Berrill, giovane violoncellista di formazione classica ma di vocazione eclettica ed elettronica, scozzese, fiorentina di adozione, ha creato una composizione in grado di dare la giusta vibrazione allo spessore materico della pietra.
Il film ripercorre il lento percorso del marmo, dalla roccia dove è nascosto, dalle cave dove è estratto, verso il mare, dove è imbarcato o lavorato per le diverse esigenze: un lungo tragitto, nonostante lo sviluppo tecnologico, ancora frutto di un faticoso lavoro umano. Racconta la complessa fatica, affascinante e carica di valenze simboliche, dietro la materia di una delle arti più nobili, la scultura.

 

 

Il viaggio parte dall’acqua, dall’elemento che ha dato origine alle Apuane: la loro conformazione geologica nasce dal mare e la roccia calcarea di cui sono composte è il prodotto di questo processo. Dalle rive del Tirreno, dove le onde si infrangono e la schiuma bianca si distende, una testa in marmo viene restituita dai flutti.
La luce, la leggerezza della scultura contrapposta al peso immane dei blocchi. Il godimento della bellezza e la dura fatica dell’operare artistico, di quello in cava. Come hanno fatto questi blocchi enormi ad arrivare fino al porto? Ecco allora diversi momenti del complesso e lento cammino che ha compiuto.
Una cava di statuario. Le pareti tagliate, l’isolamento territoriale, il fortissimo riverbero della pietra, sono tutti elementi che ci introduco in un ambiente straniante, come sospeso fra il reale e l’irreale. Ed è proprio questo forte riverbero bianco che contraddistingue le immagini conferendo al racconto una dimensione lirica e astratta. La macchina da presa si muove in questa sorta di limbo quasi come schiacciata dalla dimensione dello spazio circostante.
Un’entità incorporea che diventa immediatamente reale, concreta, nel momento in cui soffermiamo lo sguardo sull’attività umana presente nel luogo. Un duro lavoro che di astratto non ha niente, ma anzi gronda di fatica, sudore, esperienza e pericolo. Un’attività fatta di regole, codici, maestria, che osserviamo soffermandoci sui dettagli dei movimenti, dei macchinari.
Il marmo bianco si fa opera d’arte, cogliendo ora gli aspetti titanici del lavoro creativo e culturale connesso ai laboratori artistici e al mondo della scultura. Tutto termina dove è iniziato, nella determinazione di essere riusciti a creare un racconto emozionale e poetico.

 


 


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Il regista: Francesco Fei è nato a Firenze e vive a Milano.
Dopo la laurea in Storia del Cinema comincia a lavorare nel campo dei video musicali realizzando numerosi clip con i più importanti musicisti italiani.
Parallelamente collabora con MTV per la regia della serie di documentari sociali “True Life”.
Nel 2005 realizza il suo primo lungometraggio, “Onde”, film selezionato a molti festival internazionali e segnalato dalla critica come una delle opere prime italiane più interessante degli ultimi anni.
Nel 2008 realizza, in collaborazione con il musicista Steve Piccolo, il filmato “Temporality Residentity”, presentato al 65° Festival del Cinema di Venezia e all’11° Biennale d’Architettura.
È autore del progetto “Milano Up Date” con cui ha partecipato alla Festa del Cinema di Roma, al Milano Film Festival, al Festival Loop di Barcellona, a numerose mostre presso la Fondazione Corrente di Milano, 2011/13, alla mostra “Diamanti” al Careof di Milano, 2014, e alla mostra “Glitch, Interferenze tra arte e cinema” al Pac di Milano, 2014.
Per Sky Arte ha realizzato un documentario dedicato a Velasco Vitali.
Nel 2013 è autore del cortometraggio a 3 schermi “L’arcobaleno e la sposa perduta” per la mostra “Il calzolaio prodigioso” del Museo Ferragamo, per il quale nel 2014 ha poi realizzato il documentario “Equilibrium?” per la mostra “Equilibrium”.
Il progetto in 16mm “Balkans” è stato selezionato al Bellaria Film Festival, Casa Rossa Art Doc, 2014.
Nel 2014 ha realizzato il video “Giuseppe Penone, Prospettiva Vegetale”, per l’omonima mostra al Forte di Belvedere e Giardino di Boboli, Firenze, selezionato al 33rd International Festival of Films on Art (FIFA), Montreal, 2015.
È docente all’Accademia di Belle Arti di Bergamo e allo IED di Milano.